“Tutti i paesi poveri si assomigliano“, mi aveva detto mio padre prima di partire. Non mi ci vuole molto per verificare tale affermazione: le strade di Lima assomigliano a quelle di Buenos Aires e i quartieri periferici, con le loro insegne sgargianti annerite dallo smog, ad alcuni angoli di Dhaka. Sembra di essere in California, ma con un po’ di malinconia fumosa e invernale. All’alba del secondo giorno scendiamo verso le Islas Ballestas, circa duecento chilometri a sud dalla capitale. E lì è un’altra storia.
Cuzco – 3399 mslm.
Per arrivare in città si attraversano paesi spenti, cani randagi, chioschi un tempo colorati e gente che si sveglia all’alba. tutto sembra essersi fermato ai tempi dei Conquistadores, a qualche anno indefinito del 16esimo secolo. Diego, che ci guida alla scoperta di queste vie, mi racconta che sta imparando a parlare la lingua quechua; è sopravvissuta allo spagnolo perché le famiglie indigene hanno continuato a parlarla in segreto durante il colonialismo.
Cuzco - 3399 mslm.
Per arrivare in città si attraversano paesi spenti, cani randagi, chioschi un tempo colorati e gente che si sveglia all’alba. Tutto sembra essersi fermato ai tempi dei Conquistadores, a qualche anno indefinito del 16esimo secolo. Diego, che ci guida alla scoperta di queste vie, mi racconta che sta imparando a parlare la lingua quechua; è sopravvissuta allo spagnolo perché le famiglie indigene hanno continuato a parlarla in segreto durante il colonialismo.
Al tramonto prendiamo il treno alla stazione di Ollantaytambo: le Ande incominciano a far spazio agli alberi. Siamo arrivati ad Aguas Calientes, alle porte della foresta amazzonica.
Machu Picchu – 2430 m.
Quando nel 1911 il Professor Bingham, accompagnato dal proprietario terriero indigeno Melchor Arteaga, giunse in questo posto forse era l’alba e forse era tutto coperto dalle nubi. Avrà dovuto aspettare un’ora prima che il sole comparisse dalle spalle della “vecchia montagna“.
Islas flotantes de los uros (Lago Titicaca) – 3810 msl.
Se prendi una mappa al contrario, il lago Titicaca sembra un puma che azzanna un coniglio. A bordo, prima di scendere, ho parlato con Pedro, il signore della barca: mi dice che vive le sue giornate sull’acqua scendendo solo per dormire. Non torna alla sua isola da anni.
Isla Luquina (Lago Titicaca) – 3810 mlsl.
Stanotte dormirò qui, a casa di una famiglia nativa. Huilbert, Estephania e la piccola Gavi vivono in una casetta rossa, fredda e che funziona grazie a due pannelli solari sul tetto. Siamo seduti attorno a una zuppa di semolino bollente. Parliamo delle nostre vite, ci chiedono cosa facciamo e quanti figli abbiamo (o vogliamo avere). Con me parlano spagnolo e tra loro parlano in lingua aymara. Scopro così che “ciao, come stai?” si dice “kamisaraki?”. Chiedo a Gilbert se non ha paura che un giorno questa lingua possa scomparire. Assolutamente no: molti giovani sono attaccati alla terra; l’aymara è ben lontano dallo scomparire.
Nella notte del lago esce una luce da una casa. Una signora è seduta davanti a un paiolo. Le scatto una foto. Penso a Terzani e alla sua meraviglia dinanzi alle popolazioni birmane ancora lontane dalla globalizzazione, che vivono in casette illuminate da una piccola luce e dove il tempo è ancora quello della natura.
Il giorno dopo la colazione è alle 6. Pane fritto, marmellata, uova sode e uno sciroppo di quinoa caldo. I bambini vanno a scuola nell’isola vicina. Il lago sembra un mare azzurrissimo e vasto che sconfina nelle isole gialle e marroni della costa peruviana e boliviana.
Il giorno dopo la colazione è alle 6. Pane fritto, marmellata, uova sode e uno sciroppo di quinoa caldo. I bambini vanno a scuola nell’isola vicina. Il lago sembra un mare azzurrissimo e vasto che sconfina nelle isole gialle e marroni della costa peruviana e boliviana.
Isola di Taquile (Lago Titicaca) - 3810 mlsl.
A Taquile non esistono i vestiti occidentali e gli indigeni continuano a indossare abiti tradizionali. Saluto tutti con un sobrio “hola” che viene puntualmente e cordialmente corrisposto. Finché a un certo punto una giovanissima coppia mi ferma: il ragazzo, dopo aver scoperto le mie origini, incomincia a parlarmi di calciatori argentini e alla fine mi chiede: “come si dice feliz cumple in italiano?”. “Buon compleanno!“, gli rispondo. Mi chiede di dirlo alla sua giovane sposa: è il suo compleanno oggi. Si chiamano Antonio e Cristina, avranno non più di diciotto anni.
Vinicunca - 4800 mslm.
Neve, cime rosse e vallate viola. Fino al 2007 queste valli ai confini della terra erano coperte da spessi strati di ghiaccio che, col riscaldamento globale, si sono sciolti. Un giorno un indigeno osò spingersi fino a questi luoghi e scoprì queste montagne colorate. Oggi, lungo il sentiero che porta in cima, si affaticano cavalli e indigeni colorati. Circa ogni cento metri piccole stazioni improvvisate forniscono ai passanti mate di coca e tavolette di cioccolata. La testa gira per la mancanza di ossigeno ma soprattutto per quello che Bonatti avrebbe chiamato “lo stato di grazia”.
Vinicunca - 5039 mslm.
Prima di intraprendere la discesa bevo l’ultima tazza di mate di coca. Prima del primo sorso ne verso un po’ a terra; è l’offerta alla Pachamama, come ho imparato a fare qui in questi giorni. Dopotutto è lei che devo ringraziare.