All’inizio aveva la forma dell’esperimento; possibile che in tanti anni non abbia mai fatto ritratti, soprattutto alle persone a me più vicine? Non volevo però delle pose, nessun artificio. Volevo che fossero come sono quando sono con me, al massimo grado di naturalità. E come sono quando sono con me? – ho pensato. Parlano.

E allora, da mero esercizio tecnico, questo gioco è diventato una specie di conversazione fotografata.

In tante chiacchiere e nottate, ho scoperto che le persone intorno a me sono una miniera e, scavando un po’, le loro pepite non sono poi così diverse. I desideri, le paure, le idee, una volta tolte le sovrastrutture dell’ambiente in cui siamo cresciuti, sono sempre quelli. Solo che ogni tanto fa bene sentirli dire da qualcun altro, da un amico che ha messo in parola quello che nella tua testa era ancora informe.
Quando succede, hai trovato il tesoro.


Risposta alla domanda che mi è stata più rivolta appena ho pubblicato questo lavoro: ma come ti è venuta questa idea? ~

1. Silvia


Tutto ciò che è artistico. Ma ultimamente mi sono anche convinta che sia di più il lato politico di quello che studio a interessarmi. Tutto ciò che facciamo ha un risvolto nel mondo, e questo è già politico secondo me. Ci sono forme artistiche in cui questa cosa è più evidente e che riescono a intervenire più dichiaratamente sul mondo.
Per esempio ora, nella mia tesi, sto ragionando sul postumanesimo, che è quella linea teorica in cui sono incluse tante istanze di uguaglianza contemporanee: il rapporto tra umano e non umano (tipo uomo-animale) o anche umano-meno umano (tipo la donna o lo straniero). A me interessa come il teatro e la performance se ne occupano; l’applicazione artistica, insomma.
L’arte ti fa sempre riflettere sul mondo in cui vivi e riflettere è il primo passo per cambiare: per avere uno sguardo diverso, una diversa possibilità.


Risposta alla domanda: che cosa ti appassiona? ~

2. Gerry


Sì, anche quando non sembra. Per me significa che in qualche modo c’è una verità che mi abita dentro e che non mi abbandona. Qualsiasi cosa accada nella vita so che non sono perduto e che tutto concorre a un bene. E poi lo sono perché se ricordo un po’ il mio passato so che a un certo punto della mia vita ho deciso di provare ad essere felice, che avevo diritto a dei desideri; e quindi ho deciso che la felicità era una cosa mia. E non tornerei indietro.
La felicità, in più rispetto alla serenità, ha una consapevolezza, è una scelta. Cioè tu scegli che una cosa ti rende felice nonostante tutto. Puoi essere felice anche – scusa la definizione – nella montagna di merda. Non è sorridere come un coglione, è proprio un’identità, è qualcosa che ti esce da dentro. La gente vede se sei felice, e ne viene contagiata.


Risposta alla domanda: sei felice? ~

3. Lidia


Di morire all’istante senza poter chiamare nessuno, senza la possibilità di salvarmi. E quindi di andare in qualsiasi posto in cui non mi senta al sicuro. Ma probabilmente non mi sento al sicuro da nessuna parte. Diciamo che la mia paura è la mia vita. L’unico luogo sicuro per me sono le strade di Milano di notte, che non sono sicure per niente.. Molto anticonformista! La psicopatia ti porta all’anticonformismo radicale.


Risposta alla domanda: di cosa hai paura? ~

4. Alessandro


Mi viene in mente un fiume in questo momento. Forse perché ho in mente “Il Profeta” di Gibran che è uno dei miei libri preferiti in assoluto. Lui parla del rapporto vita-morte come di un fiume che entra nel mare. Però effettivamente la paragonerei proprio a un fiume, perché la vita ha qualcosa di dinamico, che ha un procedere, anche a ritmi non regolari. E poi, rispetto al mare, ha questa idea di scorrere e non fermarsi mai. E non puoi cercare di fermarlo perché se lo fai crei una diga, che è qualcosa di innaturale e che non puoi trattenere all’infinito. Prima o poi la diga si riempie e questo blocco è destinato a scoppiare se non gli dai sfogo.
Oppure addirittura il fiume si secca, o va stagionalmente.. Le mie interpretazioni della metafora sono infinite, insomma; potrei crearci un’intera teoria ontologica, sul fiume.


Risposta alla domanda: cosa è la vita? ~

5. Emanuele


Non mi piace parlare a tutti, ma solo a quelli che possono capire. Non credo siano tutti, anzi pochi. Probabilmente sto parlando alle persone che non sempre stanno bene con se stesse e con gli altri. E volevo dire a loro che a volte si può pensare che stai male perché sei debole e fragile, e questa è una maledizione. Invece la maggior parte delle volte sei solo sensibile e questo è un dono che ti ha dato la vita. È quello che genera il bene, quello che cambierà le cose: la propria vita e quella degli altri. Ed è un dono che va saputo usare e custodire con cura. Questo lo capirà chi si sente così.
Quando sei alla festa e sei in mezzo a tutti che si divertono mentre tu non ti diverti e nessuno ti considera, semplicemente quello non è il tuo posto e non è un problema il fatto che sia così, bisogna solo accettarlo e uscire. Fuori troverai qualcuno che la pensa come te.
Una volta che avrai preso questa decisione, la notte sarà sempre abbastanza giovane per trovare il proprio posto.

Risposta alla domanda: che messaggio lasceresti all’umanità? ~

6. Mari


Che non bisogna arrendersi, che si chiudono mille porte ma se ne apre sempre una più grande. Che non siamo mai soli, che ci sono tante persone che ci vogliono bene, anche se poche ci accettano così come siamo. Non perdere mai il sorriso, anche se ci aspettano momenti bui.
Più si cresce, peggio è. Mi dispiace dirtelo, ma è così.


Risposta alla domanda: cosa hai imparato dalla vita? ~

7. Marco


Da piccolo era dei serpenti. Continuavo a sognarli. Poi una notte mi sono svegliato perché ero attaccato da loro, ho detto ‘vaffanculo, basta’ e sono tornato nel sogno – me lo ricordo ancora – con un mitragliatore, li ho ammazzati tutti e da allora non ho più avuto paura dei serpenti. No, scherzi a parte.
La più grande che ho è guardarmi indietro un giorno e accorgermi di aver perso tempo. La definirei così. Mi capita tutti i giorni. Credo che la cosa sia nata come paura della morte quando avevo credo sette o otto anni e poi si è trasformata in questo. Perché ti immagini di essere a fine vita e quindi di aver paura; poi quella paura un po’ passa e si trasforma nel guardarsi indietro e sperare almeno di non aver sprecato tutto.


Risposta alla domanda: di cosa hai paura? ~

8. Nicolò


Voglio dire che l’individuo non conta nulla. Che l’umanità è importante in quanto concetto collettivo. Che dovrebbe smetterla di preoccuparsi delle persone che esistono in questo momento e dovrebbe cominciare a preoccuparsi del futuro stesso dell’umanità. Che la ricerca scientifica è la cosa più importante che esista e che non dovrebbe avere freni. Bisognerebbe raggiungere una condizione in cui ogni essere umano è immortale, perché alla fine la fonte dei problemi di ogni persona è che il tempo è limitato. Se il tempo non fosse limitato non sentiremmo la mancanza; perché le mancanze che sentiamo, le sentiamo in quanto abbiamo paura che non riusciremo a ottenere quello che vogliamo ottenere nel tempo della nostra vita.
Gira sempre tutto intorno al tempo. L’unico modo di risolvere questa cosa è che l’umanità arrivi con il progresso scientifico a una condizione in cui il tempo sia illimitato, all’immortalità biologica.


Risposta alla domanda: che messaggio lasceresti all’umanità?

9. Anastasia


Di imparare a pensare un po’ più a se stessa. Anche se so che non mi sarei mai ascoltata ai tempi, come non mi ascolto adesso e come non mi ascolterò in futuro probabilmente. Nella mia famiglia fin da piccoli ci hanno insegnato a essere responsabili, a occuparci delle varie cose. Il vivere da bambini era raro.
Prendo queste cose come sono venute, ne faccio esperienza e sono sicura che ora affronto la vita molto diversamente. Sono contenta di essere stata quella che sono stata perché vivendo queste cose sono diventata più forte, e mi è piaciuto crescere così. È vero, ho sofferto tanto, ho rinunciato a tante cose, non ho fatto le solite esperienze magari stupide. Però in compenso so che affronterò la vita da adulta molto più preparata di quanto magari quelli della mia età adesso.


Risposta alla domanda: quale consiglio daresti alla te di qualche anno fa? ~

10. Ansperto


Ce n’è una che mi ronza in testa, che è stata anche la mia tesi di maturità. Ho scritto un libro per bambini. E in questa mia storia c’è questo episodio in cui mio padre un giorno mi portò in campagna. Quel pomeriggio aveva visibilmente bevuto troppo. Appena uscito dal portone ha dato un colpetto a un motorino e ha tentato di andarsene. Al che ho chiamato la polizia e gli ho fatto ritirare la patente. Lui ha provato per me un odio cieco che è stato smaltito nel giro di una settimana. Però ecco, cosa ho imparato è che l’arrogante non va sopportato, va contrastato; perché sopportare è un’incitazione alla divina Provvidenza dei romanzi dell’Ottocento. E invece è giusto che fin da bambino uno capisca che ci sono dei comportamenti che vanno contrastati. Vanno contrastati a partire da te stesso, dal processo interiore in cui riesci a dividere il giusto dallo sbagliato. Poi questo si può tradurre in un comportamento concreto volendo, una presa di posizione. Prendere posizione per me è molto importante.


Risposta a: Raccontami una storia in cui hai imparato qualcosa ~